Reggia di Caserta, un nuovo consiglio di amministrazione

Un mandato di cinque anni per promuovere e valorizzazione il palazzo reale casertano

Reggia di Caserta, un nuovo consiglio di amministrazione
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Il Ministro della Cultura Giuli ha definito, con il decreto del 30 gennaio 2026, il Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta: un team di esperti lavorerà in sinergica collaborazione, per un arco di tempo di cinque anni, per attivare piani di gestione, tutela e  soprattutto di valorizzazione del sito borbonico. A capo di tale gruppo ci sarà il direttore pro tempore della Reggia e  quattro membri casertani: Paolo Santonastaso, Nicolina Virgilio, Marianna Pignata, Raffaele Caterina. A tutti loro l'arduo compito di elaborare strategie che possano conciliare tutela e fruizione, conservazione e valorizzazione in un'ottica di rete tra i siti borbonici casertani, in primis Carditello. 

Noi auspichiamo che le statue della Verità e del Merito poste sullo scalone d'onore rappresentino le virtù fondamentali di questi studiosi in modo che la luce sconfigga le tenebre dell'oblio e dell'ignoranza.

La Reggia di Caserta è la forma storica di una sovranità in primis borbonica che desiderava farne un centro vitale per l’intero territorio circostante: un monumento vivo. Nella sua architettura, nelle sue decorazioni, nei suoi dipinti si possono ricostruire le testimonianze fattuali di una committenza illuminata, i segni di una storia secolare pubblica e privata in cui sono contenute le ragioni del presente, del quando e del come questo straordinario monumento sia stato vissuto dai suoi regali proprietari e abbia poi cominciato a declinare, subendo diverse ingiuste spoliazioni nonché “usi impropri” non consoni ad un monumento che è da sempre documento d’arte e di cultura storica ed artistica.

Le ragioni del presente affondano in un passato che è la comune identità culturale di un territorio ingiustamente provato da continue manomissioni ed usurpazioni a cui si tenta di dar sollievo con iniziative volte a “rendere la Reggia non un cadavere ingombrante nell’armadio della coscienza storica di Caserta, ma il fulcro di un’attività espansa sul territorio". 

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