Emanuela Tittocchia: intervista a cuore aperto
L'incontro con Mike Buongiorno, l'uscita dal tunnel dell'anoressia, il nuovo libro che racconta il mondo dei lustrini ma che poi, passando sul livello dei sentimenti, come "a livella" di Totò, ci rende tutti uguali.
Non si nasconde mai, Emanuela Tittocchia, piaccia o non piaccia si presenta per ciò che sente e pensa. Questo l'ha resa un'opininista molto richiesta in TV. Le sue doti da attrice, presentatrice e indiscussa show girl si sposano alla laurea in architettura e a sentimenti nobili. Di cui parla nel suo nuovo libro "TIC TOC l'autobiografia". Quei sentimenti che, come "a livella" di Totò, ci rendono tutti uguali. Attori, attrici, cantanti e tutti coloro che appartengono al mondo dei lustrini, sono uguali al metalmeccanico, alla commessa e all'insegnante.
Emanuela, attrice, presentatrice con ottime doti canore e anche architetto. È forse Wonder Woman?
Forse sì. Certe volte mi chiedo come faccia ad avere tutta questa energia e fare tante cose diverse viaggiando così spesso. Poi faccio tutto da sola, vado molto veloce. Poi mi rendo conto che la forza arriva dalla grande passione! Mi nutro di quello che faccio, del mio lavoro, del palco, delle dirette TV, dell’adrenalina. Continua a piacermi tantissimo tutto quello che faccio. Sono contentissima!
Lei non ha mai nascosto il segreto della sua linea, ossia una dieta abbastanza ferrea. In questo è tanto onesta forse a differenza di tante sue colleghe che dicono di mangiare tanto.
Sì, bravissima. A parte alcuni rari casi, se si mangia molto è normale prendere chili, soprattutto se si fa una vita sedentaria e poco sport. Io mangio pochissimo, sono abituata così. Mi sazio subito. Non è una fortuna, il mio corpo si è abituato così. Però non ho carenze, questo vuol dire che possiamo mangiare poco e nutrirci di altro. Credo di essere una delle poche a dire la verità. C’è sempre una volontà di apparire migliori di quello che si è o il timore di dare una brutta immagine di se stessi. Io sono così, chi mi ama mi segua!
A proposito però lei ha avuto anche problemi di anoressia. Come ha raggiunto il suo equilibrio?
Sì, a 19 anni sono caduta nel vortice dell'anoressia, ma non solo, anche l’amenorrea (niente ciclo mestruale) per sette anni. Non mi alzavo più dal letto, non ero in grado di fare niente e francamente non mi interessava. Quando la mia insegnante di recitazione mi ha espulso dalla scuola per le assenze mi è scattato qualcosa e piano piano, con grande fatica (mi portavano in braccio) ho ripreso a uscire e frequentare la scuola di teatro. Era l’unica cosa che mi interessava fare, l’unica luce che vedevo. Il Teatro mi ha salvato la vita, per questo gli sono riconoscente e lo amo così tanto. Non sono in grado di dare consigli a nessuno ma vorrei dire ai genitori di ascoltare i propri figli, cercare di capire chi sono, cosa vogliono, cosa sognano e qual è la loro missione su questa terra. Siamo anime libere.
Parliamo del suo nuovo libro già dal titolo “TIT TOC” si vede una certa genialità. È una sua idea?
Grazie! Nel libro lo spiego, c’è un capitolo che si intitola Tittocchia in cui racconto vari episodi legati al mio cognome. Intanto il titolo è un pezzo del mio cognome, poi mi ricorda un momento che porto nel cuore: l’incontro con Mike Bongiorno.
Nel 1996 ebbi la gioia di conoscerlo, mi prese subito in simpatia. Ripeteva: “Ma che cognome curioso è questo qui? Ma da dove arriva signorina?” Io gli dissi: “Arrivo da Torino, ma papà è umbro” E lui: “Eh, ma qui abbiamo una bella signorina che come l’orologio fa Tit Toc”. E così ho deciso di intitolarlo così. Mi ricorda il tempo che passa e il rumore del battito del cuore. Poi molti mi chiamano “TIT TOC” anche oggi.
Nel libro porta i lettori nel mondo dei lustrini, per poi analizzare sentimenti e delusioni e quelli sono democratici uniscono tutti. Giusto?
Assolutamente sì. Nella quarta di copertina del mio libro è scritto questo: “Da Centovetrine a Un Posto al sole, passando per L’isola dei Famosi, Non smettere di sognare, Voyager, il teatro, le serate dal vivo, i talk e i gossip. I set e gli studi televisivi, la diretta e i dietro le quinte, quello che si vede e quello che non viene mai raccontato. Emanuela ci rivela tutto, in modo diretto, senza giri di parole e senza ipocrisia. Aneddoti, storie, segreti e curiosità. Il racconto di ogni singolo episodio diventa strumento di indagine, pretesto per analizzare qualcosa di più profondo, intimo e suggestivo che riguarda l’autrice ma che si estende all’essenza di tutti noi.
Dolori e miracoli, amicizie e tradimenti, amori impossibili e incontri del destino.
Ci sentiamo avvolti e trainati dentro una storia che ci assomiglia, che ci tocca da vicino e nella quale spesso ci identifichiamo, perché, anche nelle nostre unicità e autenticità, siamo tutti collegati da un filo rosso che ci rende più simili di quanto pensiamo.” Noi ci riconosciamo spesso nelle storie degli altri e questo ci fa sentire meno soli.
Pensando al suo libro mi viene in mente "A livella" di Totò. Cosa ne pensa?
Bellissima domanda. A livella si riferisce alla poesia di Totò e, in senso più ampio, al concetto filosofico che la morte rende tutti uguali, eliminando le differenze sociali e la ricchezza. La livella è uno strumento utilizzato dal muratore in edilizia per verificare l'orizzontalità di una superficie, serve per spianare. L’idea di Totò (Principe De Curtis) è geniale. La poesia diventa il simbolo di uguaglianza universale, in cui nobili e umili sono sullo stesso piano di fronte alla morte. Io aggiungo anche di fronte all’amore e alla malattia, perché colpiscono tutti in modo trasversale. Nel libro ho un capitolo dedicato a Totò. Il mio amore per lui ha origini antiche. Mamma mi racconta che fin da piccola correvo verso il televisore, lo indicavo e dicevo: “Mamma Totò”.
Questa passione e questo amore non mi hanno mai abbandonata.