La storia di Maria, dal giogo alla libertà

Un racconto simbolico sulla crescita, la violenza e la rinascita. La storia di Maria, dalla fragilità alla libertà.

La storia di Maria, dal giogo alla libertà

Una vetrina, il riflesso della luce del sole illumina una bambola dal volto di porcellana. I grandi occhi color nocciola sembrano seguire ogni movimento, i capelli neri come l’ebano cadono morbidi sulle spalle, e gli abiti zigani, rossi e gialli, sembrano ondeggiare lievemente seppur è tutto così immobile. Il viso perfetto della bambola ricorda Maria bambina.

Maria ha nove anni quando arriva al Centro Diurno per Minori, accompagnata dai due fratelli maggiori, così come stabilito dal Servizio Sociale Territoriale. Si ferma a osservare, e dopo un lungo silenzio, chiede, come chi la timidezza non sa cosa sia, con voce chiara e decisa,: “Tu chi sei?”

Il giorno di Carnevale, gli educatori trasformano la sala in un turbinio di colori, coriandoli, e luci. Maria vestita da ballerina zigana, il tessuto del costume di fodera scadente rumoreggia ad ogni passo, i disegni sulla stoffa tracciati con gli evidenziatori a forma di ghirigori catturano la luce mentre il trucco sul volto mette in risalto gli occhi grandi e il sorriso vivace. Saltella sulle gambe magrissime Maria, leggera come un fuscello che il vento può portare via da un momento all’altro, finché uno schiaffo del fratello maggiore la pietrifica all’istante. Lui gli ordina di togliere il trucco. Maria piange, le lacrime rigano le gote creando piccoli solchi sul blush rosso mentre uno sguardo di sfida taglia la stanza, come se il vigore dei suoi occhi affronta non solo il fratello ma anche tutto il mondo circostante.

Il tempo passa inesorabile e il Centro chiude, i fondi sono finiti, l’indifferenza del bisogno resta silente in alcuni luoghi. Altri progetti nascono, e le storie dolorose del passato restano ombre nascoste, buone solo da dimenticare, più il tempo scorre e più i ricordi si affievoliscono, incapaci di riemergere e forse questa è cosa buona e giusta.

Anni dopo, Maria riappare. La luce del sole colpisce il volto truccato pesantemente, rivelando occhi acuti e labbra verniciate di un rosso scuro. Il corpo scolpito, tacchi altissimi e un’andatura lenta e pesante di chi è già stanco all’alba della propria vita. Maria chiama un nome, è la sua educatrice di un tempo. Maria  forte e allegra come sempre, un bacio rapido e una risata che riecheggia nell’aria. L’uomo potente, il boss del quartiere con cui è legata le impedisce di fermarsi troppo in strada, il suo è un uomo geloso. Un muretto, dove un tempo sedeva da bambina, è evocato, e un semplice cenno basta per far riaffiorare, anche nell’educatrice, quei ricordi sfumati.

Il pensiero torna alla bambina che osserva i pesciolini rossi nelle buste trasparenti al mercato, piccoli corpi scattanti, imprigionati in un mondo limitato. Maria non ha mai desiderato un pesciolino rosso in una busta trasparente,  rifugge da quella vita prigioniera, lei ama il sole e il libero pensiero.

Maria aspetta un bambino. Il suo uomo le compra sigarette e trucchi, ma continua a vivere con la moglie, e Maria resta in un ruolo limitato, come una pedina di un gioco di possesso. Il bambino Maria lo perde per uno schiaffo di troppo, e perde anche il suo uomo, viene portato via dalle guardie, così come le chiama Maria.

Maria riscrive la sua vita tra pavimenti da pulire e finestre da lucidare, cammina a passo spedito con scarpe da ginnastica sulla strada illuminata dal sole. I capelli neri come l’ebano si muovono nel vento come fili di seta, l’andatura non è più pesante e il volto ancora bello come la bambola dal volto di porcellana.

Ogni passo sembra dichiarare la sua libertà, quella piena e vera.

Il sole brilla sulla pelle e illumina la via, mentre l’aria primaverile porta con sé l’odore di una terra ormai buona sui cui volteggiare. Una musica leggera, quasi impercettibile, sembra risuonare nell’aria. Maria la sente tutti gli altri no. Lei avanza e non si ferma, tutto intorno è  sospeso, si ode solo un eco lontano, un ritmo silenzioso, è la libertà che riveste ogni piccolo lembo della sua pelle, ogni movimento e tutto ciò  che è stato viene finalmente lasciato andare.