L’AMORE CHE STRAPPA I CAPELLI. TRA AFORISMI E POESIA

L'amore come non te lo aspetti, il mondo poetico di Christian Sanna. Un percorso tra parole e sentimenti, dove l’amore si mostra nella sua forza, fragilità e capacità di trasformare chi lo vive.

L’AMORE  CHE STRAPPA I CAPELLI. TRA AFORISMI E POESIA

Christian Sanna, sociologo ed educatore, presenta la sua opera prima “L’amore che strappa i capelli. Tra aforismi e poesia.” pubblicata da Bertoni Editore con prefazione di Simona Volpe. Una raccolta intensa, in cui poesia e aforismi scorrono come pensieri liberi, restituendo un amore complesso e autentico, capace di tenerezza e dolore insieme.

Sanna ha avuto l’opportunità di incontrare i lettori anche al Salone Internazionale del Libro di Torino, un debutto dal vivo che gli ha permesso di percepire la forza delle sue parole direttamente nelle reazioni del pubblico, confermando come il suo lavoro non sia solo scritto, ma vissuto insieme a chi legge. L'autore ha all’attivo numerosi articoli pubblicati su giornali cartacei e online e, negli ultimi anni, collabora con una certa continuità con il Domenicale News. Organizza, modera e presenta iniziative sociali ed eventi culturali ed è parte attiva de La Madia dell’Arte, Associazione Culturale Italiana, importante realtà impegnata nella promozione di cultura, poesia e narrativa attraverso eventi, concorsi letterari e iniziative culturali. Ne emerge il profilo di un autore dalla scrittura originale ed elegante, dotato di una forza comunicativa rara, in cui estetica, versatilità linguistica e capacità letteraria scorrono come acqua che rompe gli argini.

1.      Un’opera prima il cui titolo “L’amore che strappa i capelli. Tra aforismi e poesia” nasce da un verso di Fabrizio De Andrè nel testo “La Canzone dell’amore perduto”. Perché questo titolo e quale reazione voleva suscitare nel lettore?

"L'amore che stappa i capelli" (sospiro) Come si fa a non restare, se non rapiti, quantomeno incuriositi da un titolo del genere? E' struggente, c'è disperazione e dolore di un'anima inquieta che pensa con il cuore ed ama con la mente, quindi destinata a soffrire e se gli va bene a non essere capita. Io sono soprattutto la mente, ma come Dostoevskij "credo che i sogni nascano non dalla ragione, ma dal desiderio, non dalla testa ma dal cuore" e questo libro è un salotto arredato di sogni, desideri. Forse, mentre lo scrivevo ci stavo mettendo un pò di cuore e non lo sapevo. Fabrizio De Andrè è stato il più grande poeta del novecento e la scelta del titolo può essere considerata un piccolo ringraziamento per le emozioni e le riflessioni generate dall'ascolto delle sue canzoni. I testi di Fabrizio, anche senza accompagnamento musicale, conservano bellezza ed incisività".

 Restando sul titolo, nel verso di Fabrizio De André si dice che “L’amore che strappa i capelli è perduto ormai” e che alla fine restano solo carezze stanche e un po’ di tenerezza. Scrivendo questo libro, da che parte stava? Da quella di un amore che si consuma e si spegne, o da quella di un amore che, anche quando fa male, continua a restare dentro?

"Essere felice. Desiderio elementare che mi appartiene come anche una consapevolezza che ha il gusto amaro della beffa. Una volta raggiunta la felicità, non saprei che farmene. Difficilmente una persona appagata sente il bisogno di sacrificare ciò che ha conquistato, possiamo chiamarla serenità o gioia, sull'altare dello sforzo creativo. La felicità si vive, la si legge negli occhi degli innamorati, in una certa "strafottenza" per le piccole cose anche storte del mondo. Chi ama ed è ricambiato gode per un certo periodo, almeno fino a quando l'estasi resiste, di uno schermo, una certa impermeabilità alle misere noie quotidiane. Il dolore lo si attraversa e lo si racconta per cercare di spiegarlo prima a se stessi e poi agli altri. Un amore eterno senza scossoni è una cosa meravigliosa, ma non interessa a nessuno. Mentre scrivevo il libro stavo dalla parte di Fernando Pessoa "non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo". Tutto ha inizio e fine, non capisco perchè l'amore inteso come una relazione di coppia debba fare eccezione. L'etichetta di infinito, le aspettative, i progetti affaticano l'amore, lo sovraccaricano fino a stancarlo, debilitarlo".

Chi legge può avere la sensazione di trovarsi davanti a un’idea d’amore tutt’altro che rassicurante. È stata una scelta voluta e consapevole o semplicemente l’unica verità che le andava di raccontare in questo momento?

"Non c'è niente di rassicurante nelle relazioni sentimentali. Sono complesse e piene di incertezze. Quante coppie sono scoppiate negli ultimi venti anni? C'è un aumento delle separazioni. E quanti restano insieme solo per abitudine e convenienza? A volte l'amore è oltre la coppia, nella complicità che si ha con qualcuno che reputiamo più vicino alla nostra sensibilità e sembra comprenderci meglio, valorizzarci di più". 

Nel suo libro si passa con naturalezza dalla poesia agli aforismi, come se tutto nascesse da un unico soffio di vento. Quando scriveva, aveva già in mente una forma precisa o ha lasciato che i testi scorressero così come arrivavano ai suoi pensieri?

"Avrei potuto scrivere un romanzo, ma sono uno scrittore pigro dallo scatto breve. Aforismi e poesie, citando Majakóvskij volevo "essere tagliente come un eccomi" e lasciare in chi mi legge una "ferita", un'interrogazione, un dubbio, una inquietudine, una riflessione oltre ovviamente all'emozione e alla stupore per la bellezza e l'intensità di versi e concetti. Ho scritto il libro senza un'idea precisa, non c'è stata una vera e propria fase preparatoria. Mi sono operato da solo senza anestesia. Una sofferenza sentimentale annunciata".

Nei suoi versi sembra non esserci un prima e un dopo, ma un presente continuo. È un riflesso del suo modo di vivere le cose o qualcosa che è emerso scrivendo, senza pensarci troppo?

"Ho inseguito per anni i miei ricordi caricando di eccessiva emotività le cose passate ed ho riposto troppo entusiasmo nel futuro. Ho amato l'amore perduto e l'amore che verrà, trascurando il presente che ho probabilmente ritenuto meno interessante. Nel libro non c'è un prima e un dopo perchè volevo restituire dignità al presente e farmi perdonare per aver vissuto in differita certe emozioni".

6.      Quando lo ha scritto, pensava a un particolare tipo di lettore? Se si potrebbe descriverlo?

"Alle anime romantiche che hanno voglia di emozionarsi".

7.      La prefazione di Simona Volpe accompagna il libro con molta delicatezza, senza mai coprire la voce di lei come autore. Come è avvenuto e come è stato questo incontro tra il suo mondo poetico e lo sguardo di Simona Volpe?

"Simona è una poetessa sublime, la sua prefazione è un delicato affresco di bellezza e verità dal suo punto di vista e quando l'ho letta la prima volta mi ha strappato un sorriso compiaciuto. Non mi piace fare il ragioniere e portare i conti, non saprei neanche dire quanti racconti, aforismi, monologhi, articoli e poesie ho scritto, ma ho prodotto un mare di scritti. Alcune cose le ho lette o interpretate negli eventi culturali che organizzo e presento, altre le ho pubblicate sui giornali o sui social. Non desideravo scrivere un libro e pubblicarlo, erano altri (amici, conoscenti) a chiedermelo anche con una certa insistenza. Neanche la vanità di vedere un mio scritto fra gli scaffali di una libreria mi eccitava. Ho resistito per anni dicendo "voglio passare alla storia come il più grande scrittore a non avere mai pubblicato nulla". Mi danno fastidio le etichette; mi dicono poeta, scrittore, presentatore, filosofo  ecc. ma io non mi sento come mi dipingono. Mi ritengo un'anomalia, uno a cui non puoi dare premi della critica o lanciare i pomodori. Sono fuori concorso. Insomma, sono un tipo difficile da inquadrare e Simona che ringrazio insieme alla casa editrice Bertoni ha sempre apprezzato la mia scrittura ed ha avuto l'intelligenza di lasciarmi libero di scrivere ciò che mi passava per il cuore della mente".

8.      Se dovesse immaginare una colonna sonora di sottofondo alla lettura del suo libro, quale sarebbe?

"Il concerto per tromba, archi e basso continuo in re maggiore di Georg  Philipp Telemann o la musica de La Canzone dell'amore perduto di Fabrizio De Andrè".

Lei ha già molta esperienza di incontri con il pubblico, più volte è stato presente in veste di relatore, moderatore e anche presentatore sia di eventi culturali che sociali. Quanto l’ha aiutata questa familiarità con il pubblico al Salone Internazionale del Libro di Torino dove è andato a presentare il suo di libro? 

"Sono un timido che in certe situazioni diventa mattatore. Da adolescente ero abbastanza introverso ed insicuro, non mi piacevo per niente e  non avrei scommesso un solo centesimo sulla possibilità che un giorno sarei diventato una specie di "animale da palcoscenico". E' successo improvvisamente ed inaspettatamente un piccolo "miracolo" senza cercare niente. Avevo questo talento dentro che mi è venuto a cercare, mi sono solo limitato a farmi trovare. Esperienza interessante e prestigiosa al Salone Internazionale del Libro di Torino, credo di essere stato all'altezza. Ma mi faccia dire che mi emoziona di più una serata romantica con una donna di cui penso di essere innamorato".

 Adesso una domanda molto personale, quanto delle sue emozioni, dei suoi amori e del suo vissuto ha trovato spazio tra le pagine del suo libro?

"Guardi, probabilmente risulterò presuntuoso ma ho tentato con i versi ed i concetti di eternizzare storie, amori, sentimenti. Non è un libro di rimpianti di una specie di Casanova pentito di non aver costruito nulla di solido con qualcuna. La notte, spazio destinato ai pensieri e alla malinconie, non mi metto a pensare a come sarebbe stata la mia vita se avessi fatto scelte diverse. Non rimpiango nessuna, consapevole che l'amore può essere equivoco enfatizzato dall'idealizzazione. Probabilmente sono stato idealizzato, non so perchè e neanche mi interessa, certamente ho idealizzato perchè ho uno spirito romantico e vivo di emozioni, strappi al cuore, speranze di nuove possibilità, ricordi, passioni".

Ultimissima domanda, sta già scrivendo o pensando a un secondo libro? 

    "Ho scritto troppo. Ho finito le Muse. Forse anche la scrittura si è stancata di me e tutti questi anni a rincorrere le emozioni consumano, devastano. Non potendomi prendere una pausa di riflessione da me stesso, mi separo momentaneamente da tutta questa "fatica letteraria". Vorrei essere felice, anche se già so che della felicità, una volta raggiunta non saprei che farmene".

L’amore che strappa i capelli. Tra aforismi e poesia  ci trascina in correnti di emozioni forti e nel contempo delicate, dove il dolore e la bellezza si intrecciano come fuoco e acqua. Alla fine, resta la sensazione che l’amore, quello vero non svanisce mai del tutto, muta, ci attraversa e ci accompagna in ogni passo della nostra vita.