Lorenzo Marone “Ti telefono stasera”: il senso della vita
"Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi"
Il libro del napoletano Lorenzo Marone “Ti telefono stasera” parla del rapporto di un padre separato Giò Coppola con il figlio Duccio, una relazione tutta da costruire e da ricostruire passo a passo.
Giò Coppola è un cinquantenne annunciatore del meteo regionale (anche se molto spesso dà previsioni inattendibili), un uomo alquanto immaturo che sbava dietro alle donne più giovani, molto spesso trentacinquenni, con le quali già sa di non poter creare un rapporto duraturo e felice. Le donne giovani rappresentano per lui una sorta di antidoto contro il tempo petrarchesco che passa e che non si arresta un’ora. Le sue relazioni interpersonali non danno valore ai sentimenti e le storie finiscono inesorabilmente quando queste giovani donne chiedono a lui un’evoluzione del rapporto con la tipica richiesta di avere un figlio. Molto più maturo del padre risulta essere il piccolo Duccio che, a causa di un viaggio di lavoro della amata madre, si trova a trascorrere una parte della sua vita con quel padre che a stento conosce. Duccio è un ragazzo maturo e riflessivo, con interessi e passioni non convenzionali, che riporta ordine nella vita del padre e anche nella sua confusionaria casa. Il padre scopre le passioni del figlio come il pattinaggio o il nuoto che certo non condivide con lui, scopre anche e soprattutto sulla propria pelle cosa prova un padre nel vedere direttamente suo figlio che subisce un incidente seppur banale o cosa prova un padre nel vedere suo figlio che partecipa a una gara di nuoto. Duccio è l’unico in grado di dargli lezioni di vita e rimprovera spesso il padre che ha parole non proprio elogiative nei confronti dell’ex compagna definita “Veleno”. Duccio mostra i segni chiari di quel non rapporto con il padre quando dice che “le madri tornano sempre mentre i padri solo talvolta”, generando una prima enorme ferita nel cuore del padre che si trova faccia a faccia con una realtà da affrontare e tutto ciò crea una metamorfosi, una volontà di riscattarsi da parte di Giò. Infatti, già nella riunione degli ex compagni di classe il Coppola scopre, attraverso il vissuto dei suoi compagni, l’ampia gamma di rapporti affettivi naufragati per diversi ragioni: tutti gli amici sono in crisi di identità e preda di crisi nevrotiche. Di fronte a questo desolante spettacolo umano, Giò sente un forte desiderio di tornare il più presto possibile dal figlio e capisce, forse solo allora le parole della moglie che, durante una litigata passata, gli diceva che il vero senso della sua vita avrebbe dovuto essere il figlio Duccio. A mano a mano fa esperienza diretta anche della fatica fisica ed emotiva nel crescere il figlio, inizia in qualche misura a mettere da parte i suoi voleri di uomo per mettere al centro della sua vita la crescita e il benessere del figlio. Giò capisce quindi che al primo posto nella sua vita c’è Duccio, cerca di guadagnarsi i suoi abbracci, si impegna ad ascoltare le sue parole e i suoi silenzi e con il tempo scopre che amare è faticoso ma dà il senso vero alla vita. Allora diventa un porto sicuro nei naufragi e nelle tempeste ma anche nei momenti felici e comprende che questo è il senso vero del suo vivere che aveva cercato per tutta la vita.