Sovraffollamento e protesta: il Garante visita il carcere SMCV

Il Garante dei detenuti visita il carcere di Santa Maria Capua Vetere: sovraffollamento grave, carenza di personale e protesta pacifica dei reclusi. Appello alle istituzioni.

Sovraffollamento e protesta: il Garante visita il carcere SMCV

Santa Maria Capua Vetere, visita ispettiva questa mattina presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere da parte del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, accompagnato dal collaboratore Antonio Benedetto. Obiettivo dell’incontro: verificare le condizioni detentive, ascoltare le istanze dei detenuti e monitorare lo stato dei servizi interni.

La situazione rilevata si conferma di forte emergenza. In molte sezioni del penitenziario si registra un grave sovraffollamento, con celle progettate per quattro persone che arrivano a ospitarne fino a sei. Una condizione che incide su igiene, salubrità degli ambienti e qualità del trattamento rieducativo previsto dall’ordinamento penitenziario.

Alle difficoltà logistiche si somma una carenza di personale ormai critica, che riguarda il Corpo della Polizia Penitenziaria, l’area educativa e quella sanitaria. La continua crescita della popolazione detenuta, a fronte di un organico ridotto, rende estremamente complessa la gestione della quotidianità e mette a rischio sicurezza e operatività.

Nonostante ciò, il personale in servizio continua a operare con professionalità e dedizione, pur trovandosi a fronteggiare carichi di lavoro ormai insostenibili.

Nel corso della mattinata si è registrata anche una protesta pacifica da parte dei detenuti, svolta in modo civile e senza episodi di tensione: una richiesta di attenzione istituzionale sulle criticità vissute ogni giorno.

Il Garante ha sottolineato con fermezza l’urgenza di interventi strutturali:

“Il sovraffollamento e la carenza di personale rappresentano una doppia emergenza che rende insostenibile la gestione quotidiana della vita detentiva. Non è possibile vivere in sei in celle progettate per quattro, né è possibile garantire sicurezza e dignità quando il personale è numericamente insufficiente. La dignità umana deve essere sempre il primo criterio per valutare la civiltà di un sistema penitenziario.”

E ha concluso:

“Non basta registrare le criticità: occorre avere il coraggio di intervenire. Continuerò a esercitare la mia funzione con fermezza affinché nessun diritto venga calpestato e affinché il carcere sia un luogo che rispetta la
legge, la dignità e il percorso di reinserimento sociale di ogni persona.”

L’Ufficio del Garante ribadisce il proprio impegno costante nel monitoraggio degli istituti penitenziari della provincia e nell’attivazione di un dialogo istituzionale volto al rispetto dei diritti fondamentali e al reinserimento sociale delle persone detenute.