Noemi e il colore che resta
Verso un 8 marzo di verità: il grido di una giovanissima donna che rompe il silenzio e trasforma il rosso del sangue nell'azzurro di un futuro possibile.
L'otto marzo non è una festa. Non c’è nulla da festeggiare quando il calendario continua a sporcarsi di nomi che diventano numeri, di vite spezzate dal possesso mascherato da affetto. Chiamiamoli con il loro nome: i femminicidi sono omicidi, brutali e definitivi, atti di guerra contro la libertà di esistere. La violenza più atroce non arriva quasi mai dal buio di un vicolo, ma dalle luci di casa, dalle mani di colui con cui abbiamo mangiato insieme, da chi, per ruolo o promessa, avrebbe dovuto amarci e proteggerci. Dare importanza a questa giornata significa guardare nel baratro di queste stanze chiuse e avere il coraggio di rimanerci, finché l'orrore non diventa testimonianza e la testimonianza non diventa liberazione.
Così come nella storia di Noemi.
I fatti narrati in questo articolo traggono ispirazione da una storia realmente accaduta. Per proteggere l'identità dei protagonisti, i nomi sono stati cambiati, ma la verità del loro dolore e del loro riscatto resta intatta.
È strano, l’interlocutore parla e nel mentre si è attratti da alcuni particolari che non hanno nessuna importanza per il resto del mondo. Una casa putrida, dove si immagina ci sia una carogna morta da tempo nascosta da qualche parte, lei è una madre dai capelli gonfi su un corpo esile come un filo di spago e un volto scavato. I capelli la fanno essere simile a un palloncino gonfiato con l’elio legato a un filo lunghissimo, eppure non si riesce a smettere di guardare un unico angolino non ancora scolorito di un tappeto che in origine doveva essere rosso fuoco. Viene da chiedersi come sia possibile che un solo angolino si sia salvato dallo scolorimento.
Sarebbe venuto da dirle: “Palloncino di elio, fermati, non parlare della tua storia terribile, non interessa al mondo, spiega invece come è possibile che quell’unico angolino del tappeto si sia salvato”. Ma il palloncino di elio continua a volteggiare intorno, mentre una ragazzina, una piccola fotocopia della madre fissa tutto in silenzio, con sguardo severo. Forse la ragazzina ha scoperto che l’interesse non è per la madre e la sua terribile storia, ma per quell’angolino rosso, quello che si è salvato. Una bambina o forse una donna quattordicenne, che sembra leggere nel pensiero. Forse ha scoperto che non interessa sapere che il padre l’abbia toccata tra le gambe, che l’abbia costretta a farsi lavare le parti intime, che il suo corpo abbia conosciuto una ferita precoce e indelebile, forse pensa che se fosse stata lei quell’angolino del tappeto rosso fuoco, poteva salvarsi ed interessare di più. Forse avrebbe voluto che qualcuno accusasse sua madre, che non l’aveva protetta abbastanza quando le aveva chiesto tempo addietro di non dirlo a nessuno, forse voleva uccidere per tutto questo o voleva uccidersi per tutto questo.
Noemi, sì proprio Noemi. In quei quartieri Noemi fa tendenza, è usato da molti, una Noemi in mezzo a tante Noemi, solo che lei sceglie di gridare. Grida forte e dice: "Portatemi via, lì dove sono i miei fratelli, portatemi via da mia madre, liberatemi dai pidocchi che sono sulla mia testa, voglio mangiare un gelato". Come può la disperazione far venire in mente un gelato in una mattina di dicembre?
C'è chi deve ancora comprare i regali di Natale e in qualche parte del mondo qualcuno pensa di comprare un tappeto per la propria madre, un tappeto rosso fuoco, dove non ci sarebbe stato mai nessun angolino anomalo. In quella casa, invece, nulla era riuscito a salvarsi tranne l’angolino del tappeto. In quella fetida camera da pranzo, dove due donne magrissime, capaci di richiamare alla mente una pubblicità di Oliviero Toscani, parlavano l’una sull’altra: una per difendersi e una per accusare, accusare di un terribile delitto.
Era il momento di parlare, decidere, recuperare, liberare. Come si può recuperare la carne già toccata, violata, incancrenita? Quei pezzi di carne così ambiti da una bestia feroce, carne già predata e segnata da uno strappo profondo. Sarebbe venuto da dire di non voler sentire la loro vita, che era terribile, provando quasi odio per quel ruolo professionale, no, nessuno ha voglia di sapere che il mondo fa così paura. C’è chi ha una bambina che ha la stessa età e a quell’ora sarà davanti allo specchio a vedersi per la prima volta con i tacchi. La cui vita è bella, il cui padre non è una bestia feroce, che ha gli occhi sorridenti perchè innamorata del suo compagno di banco. Che la sera prima, nel suo lettino, ha confidato al suo papà di essere felice perché il compagno di banco le aveva detto che l’amava.
Come dire tutto questo? Come far comprendere a Noemi che lontano dal putridume esiste la bellezza, che un giorno un uomo la amerà davvero e lei potrà esserne felice? Come dirle che la madre è come lei una vittima del terrore e dell’orrore, e che oggi con coraggio è riuscita a parlare, come dire che la madre la sta già salvando, quando dice "portatela lontano da me, lontano da questa casa che rappresenta la morte"? Come dirle che un giorno il suo sguardo si soffermerà su qualcosa che non ha ancora visto e che le sembrerà meraviglioso? Come dirle che esiste un futuro, che esiste un uomo che potrà accarezzarle il viso, che la vita è bella e lei, Noemi, lo potrà vedere.
Si troverà una strada per lei, lei troverà una strada per sé. Noemi ha i pidocchi quando glieli hanno tolti ha pianto dal dolore, ma era un dolore buono. Le hanno tagliato i capelli.
Noemi ha visto delle tende bianche mosse dal vento e si è innamorata. È ancora dicembre, ma un altro dicembre di un anno lontano, e lei ha la finestra aperta mentre mangia un gelato. Nella sua stanza c’è un tappeto. È quasi Natale, i regali sono ancora da comprare, il compagno di banco non è più innamorato degli occhi sorridenti. Il tappeto nella stanza non è rosso fuoco, ma azzurro, di un azzurro intenso. Il tempo lo scolorirà e probabilmente resterà un angolino più azzurro degli altri, perché un pezzo di noi si salva sempre e adesso Noemi lo sa.
Rosalba Moccia