"Cucina patrimonio dell'Unesco": commentano gli esperti

Giuseppe Daddio, chef italiano noto per la sua grande attività di formatore, Maria Cacialli, per tutti "la figlia del presidente", cuoca e divulgatrice della cultura e tradizioni culinarie, Antonio Cesarano, chef e titolare di COSMO, segnalato dalla guida "Michelin", commentano la notizia.

"Cucina patrimonio dell'Unesco": commentano gli esperti

Gli ultimi giorni del 2025 hanno portato l'Italia ad una svolta epocale: l'ufficialità dell'ingresso della Cucina Otaliana come patrimonio immateriale dell'Unesco. Parliamo di cucina, non di un piatto, non una ricetta, ma ciò che rappresenta un vero e proprio "sentire" italiano. Si celebrano i valori e le tradizioni tipici del "cooking style" tricolore. 

Prendendo in prestito le parole del ministro Lollobrigida "Ognuno si è sentito coinvolto in questa grande partita che mette in condizioni l'Italia di essere nuovamente protagonista". Per questo abbiamo deciso di dare la parola agli esperti. 

Giuseppe Daddio, chef italiano noto per la sua grande attività di formatore, fondatore e direttore della Scuola di Cucina "Dolce & Salato", tra le più importanti della Campania. Ha collaborato con chef stellati e formato professionisti dell'enogastronomia in Italia e all'estero. 

"L’Italia è apprezzata dall’estero per tre note fondamentali. Direi al primo posto il cibo, circa il 30% dei turisti accorre in Italia per la gastronomia, poi per la moda e lo stile, due fattori insiti tra di loro, e infine per la musica e la capacità di interpretare non solo le canzoni, ma anche le narrazioni. Potremmo parlare di cultura.

In questo caso, io da cuoco ti dico: uno chef deve avere la capacità di raccontare al meglio il proprio territorio. Questo lo si fa attraverso la cucina, attraverso la tavola, attraverso le mani, la manualità e le maniere che sfociano nelle abitudini, nei costumi, e in una capacità che solo noi italiani abbiamo: quella di trascorrere un percorso della nostra vita, circa 12 anni, a tavola.

Quindi viva la cucina italiana, viva il patrimonio UNESCO, e adesso sta agli italiani saper custodire questa vittoria".

Parlando di cucina e di tradizioni, non potevamo non dare la parola a

Maria Cacialli, per tutti "la figlia del presidente", come il nome della sua pizzeria, famosa perché papà Ernesto, consegnò un pezzo di pizza a Clinton nel G7 del 1994. Sui social Maria fa divulgazione di cucina napoletana e tradizioni antiche. La sua gioia, alla notizia, è stata incontenibile.

"Era ora! Finalmente la cucina italiana patrimonio dell’UNESCO, la nostra cucina è atto d’amore tramandato dalle nostre mamme, è un insieme di sapori di profumi e ricordi che tengono unite le famiglie intorno al tavolo e proprio lì si condividono ricette... Mia zia Nina diceva 'le mie frittelle di Natale non le supera nessuno'. Aveva ragione ne conservo ancora la ricetta. Da tre generazioni unisco quattro elementi essenzialiacqua sale, lievito e farina. Sforno pizze insieme alla mia famiglia dopo lavorato ci sediamo tutti intorno con gli occhi sbarrati e il cuore a 1000 sentendo il profumo del ragù che ho preparato già dalla sera prima!

Ci ha regalato sogni, è amata in tutto il mondo, lei è la nostra mamma: la cucina italiana".

Antonio Cesarano, giovane napoletano, già chef molto apprezzato, ritiene che la cucina sia scienza e che sia il compito dello chef farla diventare arte, il suo ristorante a Pompei segnalato dalla guida Michelin il suo mondo, anzi "COSMO".

"Non è solo cibo, è cultura. Da oggi la cucina italiana è diventata patrimonio immateriale dell'UNESCO, consacrando così al mondo un’arte fatta di tradizione, territorio e passione.  

È un tesoro vivo che custodisce storia, cultura e identità, che ci arricchisce e ci dà soddisfazione, e che unisce passato, presente e futuro.  Da tempo noi già sapevamo che era un tesoro da preservare, e oggi ne abbiamo avuto la conferma".